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Sep 25 / greenweez

Proteggetevi con i capi di abbigliamento Belly Armor !

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Nel 2010 la marca Belly Armor lancia una gamma di prodotti volti a proteggere le donne incinta dalle onde elettromagnetiche a cui sono sottoposte ogni giorno.Questi vestiti anti-onde hanno riscontrato un grande successo, entrando nel mercato europeo nel 2011 e particolarmente in Francia nel 2012. I capi di abbigliamento Belly Armor proteggeranno sia voi che i vostri bambini.

Proteggersi dalla onde elettromagnetiche della vita di tutti i giorni

Gli apparecchi tecnologici senza fili hanno invaso il nostro quotidiano. Chi potrebbe restare senza un cellulare, un computer, un tablet o un lettore mp3, al giorno d’oggi?

Tutti questi oggi sono diventati indispensabili per lavorare, comunicare con glia ltri e restare informati su quello che accade nel mondo. Non parliamo, quindi, di disfarsene ma, al contrario, di imparare a proteggersi. Soprattutto per quanto riguarda le donne incinta e i bambini, i più sensibili alle onde emesse da questi apparecchi.

Una protezione discreta, praticca e elegante

Per proteggere la vostra salute e quella dei vostri bambini, ci sono i vestiti Belly Armor : leggeri e comodi da portare, questi vestiti si integreranno perfettamente con la vostra vita di tutti i giorni.
Realizzate in cotone d’alta qualità e unite alla protezione Radiashield, le fasce da gravidanza e le t-shirt anti-onde si adatteranno naturalmente al vostro stile e abbigliamento.

Per le protezione anti-onde durante la gravidanza, scegliete un plaid d’alta qualità, in versione bio o luxe, da mettere sulla pancia sia che siate sedute o sdraiate, o una fascia da gravidanza da portare sopra o sotto i pantaloni.

Dopo la nascita del bebé, il grembiule da allattamento vi permetterà di far nutrire il neonato con discrezione, sia a casa con amici che fuori.

Questi vestiti anti-onde sono la carta vincente per proteggere la vostra salute e quella dei vostri bambini !

 

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Sep 17 / greenweez

Arriva anche in Italia : ecco il Bike cafè !

Un po’ hipster, un po’ cool sicuramente un’idea parecchio sostenibile che fa bene al cuore e al corpo. Una passione, quella per le due ruote, che si sposa con una pausa piacevole davanti ad una tazza di caffè. In tutta Europa i bike cafè sono ormai riconosciuti come luoghi di ritrovo, di condivisione ma anche di manutenzione per la propria bicicletta.

Con qualche anno di ritardo – il primo pare sia nato a Berlino nel 2004 – anche in Italia iniziano a prendere piede locali dedicati ai bikers, che utilizzano come arredamento bici d’epoca, quadri a tema e offrono cibo vegan e vegetariano.

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Il primo a lanciare l’idea di unire allo sport un’alimentazione corretta ed equilibrata è stato il Look Mum no Hands di Londra, il più famoso d’Europa che accanto alle colazioni tipicamente english propone piatti bio e a km0. Passando per la Svezia e l’Olanda si arriva anche nel Belpaese.

A Torino il Pai Bikery in via Cagliari è una vera officina: mentre tu gusti una torta fatta in casa, mani esperte ti sistemano la bici. A trenta chilometri dalla Mole c’è poi il Bike Café di Pinerolo, tra formaggi tipici, riviste e un immenso giardino, l’obiettivo rimane quello della condivisione di una passione.

A Milano, nel quartiere Lambrate, un tempo dedicato a botteghe artigiane c’è l’Upcycle Café, frequentato soprattutto da studenti e artisti. Un ampio open space per il coworking, niente aperitivi lunghi, tanta musica, libri, video, dibattiti e incontri su stili di vita sostenibili.

Nella Capitale Ladri di biciclette promette servizio da osteria e un ambiente informale. Ciclofficina o rivendita di bici poco importa, la mission dei bike cafè rimane quella di dare sfogo alla socializzazione partendo proprio dalle due ruote.

Sep 11 / greenweez

Il Giappone volta pagina dopo Fukushima : Pannelli solari galleggianti

1fukufireA seguito del disastro della centrale nucleare di Fukushima avvenuto circa tre anni fa, il Giappone ha dovuto necessariamente rivalutare  la sua politica energetica.  Copo l’incidente, infatti, decine di centrali nucleari in tutta la nazione sono ormai spente, ed intanto continua il braccio di ferro tra istituzioni e cittadini, i quali non riescono più a convincersi che una centrale nucleare possa realmente considerarsi sicura.Per aver un quadro più completo della situazione, si pensi anche che il Giappone, avendo puntato totalmente sul nucleare, si trova in questo momento a dover dipendere totalmente, dal punto di vista energetico, dai combustibili fossili, la cui importazione è a dir poco costosa, per un paese povero di questi prodotti.

Per queste motivazioni si è scelto tempo fa di installare delle turbine eoliche off-shore sulla terra contaminata di Fukushima, in modo da trasformare una terra colma di radiazioni in un hub per l’energia pulita.

Ma il governo giapponese ha in mente anche altre iniziative nel campo delle energie rinnovabili, che questa volta però volgono lo sguardo verso il mare; c’è infatti l’idea di costruire il più grande impianto offshore di energia solare del mondo nella baia di Kagoshima. Anzi, sono già iniziati i lavori di bonifica dei terreni. Si dovrebbe produrre energia per 22.000 abitazioni.

Anche altri paesi asiatici hanno però in mente di investire sulle rinnovabili; a Singapore per esempio, la società di consulenza energetica norvegese DNV, ha recentemente presentato un abbozzo di progetto di “isola solare“, costituita da 4.200 pannelli solari poggiati su una base esagonale che galleggia sulla superficie dell’oceano.
C’è ancora da capire però, quale sarà l’impatto che queste opere potrebbero avere sulla fauna marina e sull’inquinamento delle acque.

Ma intanto la corsa alle fonti rinnovabili continua anche nei Paesi orientali.pannelli-solari

Sep 9 / greenweez

Settimana Europea della Mobilità Sostenibile 2014

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Torna anche quest’anno la Settimana Europea della Mobilità Sostenibile ! 

La Settimana ha ogni anno un particolare argomento in materia di mobilità sostenibile,  il cosiddetto  “focal theme”, sulla cui base gli Enti Locali e le associazioni aderenti sono invitati ad organizzare attività per la cittadinanza, promuovendone una partecipazione attiva.

L’edizione di quest’anno, promossa dalla Commissione Europea con l’obbiettivo di incoraggiare i cittadini all’utilizzo di mezzi di trasporto alternativi all’auto privata per gli spostamenti quotidiani, si terrà dal 16 al 22 settembre e avrà come slogan “Our Streets, Our Choice“.

Quest’ultimo mira a sensibilizzare la cittadinanza sul legame tra le proprie scelte di mobilità, e quindi il traffico motorizzato e l’inquinamento atmosferico nelle aree urbane, e una migliore fruizione degli spazi urbani.

Per diversi anni le politiche di mobilità realizzate in tutta Europa hanno privilegiato la circolazione delle vetture private -  trasporto che necessita di una grande quantità di spazi, é costoso ed altamente inquinante – a scapito di altre forme di trasporto, come la mobilità ciclistica, pedonale o il trasporto pubblico locale.

Come risultato, le nostre città hanno visto crescere i livelli di traffico ed inquinamento e ridursi gli spazi per la ricreazione e il tempo libero, con il conseguente e inevitabile abbassamento della qualità della vita.

In seguito, per fronteggiare il problema della congestione urbana, abbiamo iniziato a costruire nuove strade o ad allargare quelle già esistenti. Ciò, come dimostrato da ricerche e analisi, ha costituito in realtà un ulteriore aggravamento del problema, portando più persone a optare per gli spostamenti in auto.

Quindi, la campagna di quest’anno si concentra sulla necessità di riallocare gli spazi delle nostre città, al fine di renderle più piacevoli e vivibili, creando una migliore qualità della vita per tutti gli abitanti.

Tutto questo sarà possibile attraverso l’utilizzo di sistemi di trasporto più sostenibili e la riduzione della nostra dipendenza dalla macchina !

Sep 4 / greenweez

Taglierba solare per il primo parco italiano a emissioni zero !

li1-kC0E-U43030204832878mhD-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443Lainate ha il primo giardino pubblico italiano con manutenzione ecosostenibile !

Difficile pensare a qualcosa di meno inquinante di un parco. Eppure, anche un giardino storico o un parco urbano «producono» rifiuti e emissioni inquinanti nell’atmosfera. La colpa non è, ovviamente, di alberi e prati, ma degli strumenti o dei macchinari utilizzati per la manutenzione di questi luoghi. Usare piccole macchine agricole o tosaerba alimentati a benzina o gasolio finisce per produrre inquinamento, ma alla manutenzione di un parco, ovviamente, non si può rinunciare. Allora a Lainate, nel Milanese, dove esiste uno dei parchi storici più belli d’Italia, hanno trovato un compromesso. Fare manutenzione, sì, ma a «impatto zero». Ovvero, con tecnologia e pratiche che reinterpretano ogni intervento (dagli sfalci alla potatura, dalla raccolta dei rifiuti al loro smaltimento) in un’ottica di abbattimento delle emissioni di CO2.

Tosaerba solare

Il parco di Villa Visconti Borromeo Litta è vasto tre ettari e circonda la maestosa dimora cinquecentesca, con il celebre Ninfeo lodato anche da Stendhal. La manutenzione del giardino storico che, come la villa, è di proprietà del Comune di Lainate, veniva eseguita, fino a oggi, con macchinari tradizionali. Da tre mesi, invece, grazie al progetto pilota Eco2Zone, elaborato dal Comune con Idea Plast, il parco è divenuto il primo giardino pubblico italiano con manutenzione a emissioni zero. I tagli dell’erba, le potature e tutte le operazioni di manutenzione nel Ninfeo vengono ora svolte con tosaerba, decespugliatori, soffiatori, motoseghe e altri strumenti alimentati a energia solare.

Oltre i Criteri ambientali minimi

Per caricarli, c’è una postazione con pannelli solari fotovoltaici, realizzata con materiali riciclati, certificati «plastica seconda vita». Rami tagliati e erba vengono, inoltre, sminuzzati e lasciati in un’area del parco, perché possano essere riutilizzati come materiale per la pacciamatura o come concime. Un’operazione che permette di risparmiare sul trasporto in discarica: un risparmio dei costi della benzina, ma anche di quelli ambientali. Grazie al progetto Eco2Zone, il Comune di Lainate ha addirittura superato – in anticipo – i Criteri ambientali minimi (Cam) definiti dal ministero dell’Ambiente, quale riferimento obbligatorio per la stesura dei bandi di gara da parte delle amministrazioni pubbliche, nell’ambito dell’affidamento dei servizi di cura e manutenzione del verde a soggetti privati. Grazie a Eco2Zone, nel parco arriveranno presto anche arredi e aree giochi realizzate con plastica riciclata. Un altro passo avanti verso la riduzione dei rifiuti e dell’inquinamento ! 

 

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Sep 2 / greenweez

Un coloratissimo amore per l’ambiente !

el-naturaslista-chaussures-cologiques-300x300Quando l’amore per l’ambiente si unisce alla moda, questa fantastica unione dà vita a delle coloratissime scarpe ecologiche ! Grazie al sottile equilibrio tra savoir-faire artigianale, stile autentico e materiali ecologici, la collezione spagnola de El Naturalista punta sulla flessibilità della marca colorando vivacemente i nostri piedi !

E il comfort diventa eleganza..

Per far si che la comodità sia al primo posto, le scarpe vengono realizzate con suole di caoutchouc, naturale o riciclato. Grazie alla flessibilità, alla leggerezza e alla resistenza, l’elastomero sposa perfettamente la forma del piede. Con i suoi modelli comodi e graziosi, El Naturalista attraversa tutti gli stili senza mai mancare di eleganza. Romantiche con delle ballerine dai colori vivaci, etniche con degli stivaletti con i pompon, cosmopolita con delle bamboline scamosciate, l’abbigliamento femminile sarà comodo in qualsiasi occasione.Per l’uomo, lo spirito ecologico va di pari passo con la disinvoltura e la moda. Dal taglio impeccabile, le sneakers sposano degli sproni in pelle e daino dalle tinte naturali. Con il suo profilo cittadino, il mocassino si riconferma il vincitore imbattuto.

Una grande scarpa per l’uomo, un grande passo per il pianeta

Lungi dall’essere insignificanti, i prodotti de El Naturalista associano la scelta di uno stile a un modo di vivere. Si inseriscono all’interno di quel percorso che mira a proteggere l’ambiente sforzandosi di ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente. La concia delle peli riduce l’uso del cromo. La scelta del caoutchouc privilegia gli elastomeri biodegradabili. Una parte dei ricavi viene devolut         a allo sviluppo. In questo modo la scarpa ecologica permette di fare dei grandi passi avanti per la protezione dell’ambiente.

 

Aug 29 / greenweez

Preoccupiamoci di più : servono piani mirati per combattere l’inquinamento

inquinamento_atmosferico_inquinamento_aria_1Nuovo allarme dell’Organizzazione mondiale della Sanità sul fronte inquinamento: secondo i dati relativi al 2012 questo fenomeno, dovuto alla nostra incuria nei confronti dell’ambiente, ha causato la morte di 7 milioni di persone.

In sostanza, spiegano gli esperti dell’OMS, considerando tutti i decessi avvenuti quell’anno, l’inquinamento è stato la causa di morte di una persona su otto! Un problema che ha tante ripercussioni e sfaccettature: disastri naturali che causano circa 60mila vittime ogni anno; siccità e conseguenze della mancanza di acqua che causano la morte di 2,2 milioni di persone; o al contrario aumento delle precipitazioni che nelle regioni più povere contribuiscono alla morte di 3,5 milioni di persone, ecc.

I cambiamenti climatici stanno influenzando in maniera molto rilevante la salute a livello planetario e come ha ribadito l’OMS in occasione della prima conferenza mondiale sulla salute e il clima a Ginevra è necessario intervenire subito e in maniera mirata apportando delle nuove politiche soprattutto nel settore energetico e dei trasporti, miglioramenti che potrebbero salvare milioni di vite ogni anno.

Parallelamente interviene sull’argomento anche l’Onu, a questo proposito Chiristiana Figueres, segretaria esecutiva della Convenzione quadro per i cambiamenti climatici delle Nazioni unite, ha dichiarato: “Con il mondo che diventa sempre più caldo e densamente popolato e con l’aumentare della domanda di cibo, acqua ed energia, l’impatto di questi fattori sulla salute mondiale crescerà e si diffonderà esponenzialmente, superando la possibilità di risposta delle sanità statali e di organismi ed enti per emergenze e ricostruzioni“.

Relativamente a questa situazione, in cui è evidente l’urgenza da parte di tutte le nazioni di intervenire con piani mirati, l’Onu ha già pronta la bozza di 127 pagine sui cambiamenti climatici, il cui rapporto finale sarà presentato ad ottobre alla Conferenza sul clima di Copenaghen. Passo intermedio ma importante è previsto a New York per il prossimo 23 settembre quando leader, società civile, imprese e mondo della finanza si interrogheranno ancora una volta insieme e cercheranno di trovare soluzioni comuni.

Stavolta uscirà qualcosa di davvero risolutivo o sarà l’ennesima delusione?

Aug 26 / greenweez

Creme e olii solari mettono in pericolo l’ecosistema marino !

Sunscreen

Le sostanze chimiche e plastiche contenute nei prodotti per la cura del corpo possono innescare reazioni tossiche per il fitoplancton di cui si nutrono i pesci.

Il profumo dell’olio solare fa ormai parte dell’immaginario di chi passa la propria estate al mare. Ma se per chi è sdraiato sul lettino, le fragranze degli unguenti protettivi possono essere piacevoli, per la fauna marina possono essere letali. Un tuffo in mare, infatti, può bastare a mettere in pericolo l’ecosistema marino. In un mare sempre più saturo delle sostanze chimiche e plastiche contenute nei prodotti per la cura del corpo, immergersi con la pelle cosparsa di crema solare può innescare una reazione la cui prima vittima è il fitoplancton e, di conseguenza,  tutti i pesci – moltissimi – che di questi organismi si nutrono. A lanciare l’allarme è uno studio pubblicato sulla rivista dell’American Chemical Society, secondo cui quando alcuni ingredienti delle creme protettive finiscono in acqua possono diventare tossiche.

 

Il problema sono le nanoparticelle di biossido di titano e di ossido di zinco, presenti in molte creme solari. Queste nanoparticelle possono reagire con i raggi ultravioletti del sole formando nuovi composti come il perossido di idrogeno, che è tossico per il fitoplancton. Per comprendere l’impatto dei bagnanti sulla vita marina, gli studiosi sono andati nella Palmira beach di Maiorca, affollata da 10mila dei 200 milioni di turisti che ogni estate si riversano sulle coste del Mediterraneo. Sulla base di test di laboratorio, campionamenti di acqua e dati turistici, hanno concluso che il biossido di titanio delle creme solari è in gran parte responsabile di un drammatico picco estivo dei livelli di perossido di idrogeno nelle acque costiere.

Accanto ai solari c’è poi l’ampio catalogo dei prodotti cosmetici che finiscono in mare dagli scarichi domestici. In Ue se ne usano due milioni di tonnellate ogni giorno. Tra questi ci sono gli esfolianti, che contengono microsfere di polietilene. Le sfere plastiche, grandi come un granello di sale, assorbono pesticidi e altre sostanze chimiche nel loro viaggio verso il mare. Qui, come spiega Marcus Eriksen del gruppo ambientalista “5 Greys”, vengono scambiate per plancton e, attraverso la catena alimentare, possono contaminare il pesce che arriva sulle nostre tavole. Per far fronte a questo inquinamento, il presidente della commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci, ha presentato una proposta di legge volta a creare una certificazione ecologica per i cosmetici gestita e garantita dallo Stato. In questo modo, ha spiegato Realacci, i cittadini che hanno a cuore l’ambiente potranno avere “uno strumento di scelta davvero super partes”.

 

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Aug 22 / greenweez

Arriva Biowall : il muro verde per la lotta all’inquinamento

971304_341309669305380_1786966817_n Un muro vegetale per ridurre l’inquinamento e depurare l’aria degli interni in modo naturale e più veloce rispetto ai metodi tradizionali? D’ora in   avantil’inquinamento delle nostre case e uffici dovrà fare i conti con “Biowall”, una nuova parete vegetale messa a punto dai ricercatori della facoltà di Ingegneria meccanica dell’Università di Purdue negli Usa.

 

Uno studio americano ha rilevato che i cittadini statunitensi trascorrono più del 90% della loro vita in ambienti chiusi, dove l’aria risulta fino a 5 volte più inquinata rispetto a quella esterna. Ciò è dovuto all’alta concentrazione dei composti organici volatili (Voc) – emessi da vernici, materie plastiche, fumo di tabacco, stufe, vari oggetti d’ufficio – e dell’anidride carbonica, prodotta anche dalle semplici attività respiratorie.

Le situazioni di pericolo a causa dell’inquinamento riguardano quindi non solo la nostra vita all’aperto nelle città trafficate e industrializzate, sempre più ricche di smog, ma anche le nostre attività quotidiane nel chiuso delle abitazioni o sedi lavorative. In questo caso i rimedi sono dati da una corretta ventilazione o aerazione, che però comportano alti costi e consumi di energia, a causa delle successive attività richieste per raffreddare o riscaldare gli ambienti.

Negli Usa è stato calcolato che ogni anno vengono spesi ben 40 miliardi di dollari – tra cure mediche e perdita di produttività – proprio per le complicazioni collegate alla scarsa qualità dell’aria che respiriamo negli ambienti chiusi. Dati su cui hanno lavorato i ricercatori della Purdue University, che per la realizzazione del loro prototipo si sono ispirati alle scoperte della Nasa risalenti al lontano 1980 , che hanno dimostrato l’efficacia delle piante per l’eliminazione dei Voc. Biowall sfrutta la naturale capacità della flora di ridurre la CO2 tramite il processo di fotosintesi. Al momento il prototipo realizzato può essere impiegato solo in abitazioni o piccoli edifici. Il dispositivo deve essere progettato per un condotto aereo centralizzato di un edificio ad alta efficienza energetica.functional biowall

Il plenum esterno in acciao inox contiene non solo i filtri dell’aria botanica ma anche, al suo interno, un graticcio in alluminio modulare che fornisce il supporto strutturale per il terreno di coltura delle piante.

Per quanto riguarda quest’ultime, sul muro vegetale vengono coltivate ben otto differenti specie, con varietà di edera, pothos, filodendro ecc., adagiate sui due differenti substrati. L’acqua viene somministrata per 72 secondi ogni 2 ore mista ad un fertilizzante solubile, attraverso un sistema di irrigazione a spruzzo posto sul lato frontale del dispositivo.

I filtri sono stati progettati per  un’abitazione sufficientemente illuminata in modo da favorire la crescita delle piante, ma il dispositivo sperimentale necessita di una sorgente di luce artificiale.

Biowall fa parte del progetto inHome realizzato dalla Purdue University nel 2011, che si è aggiudicato il 2° posto al Solar Decathlon, il concorso organizzato dal Dipartimento dell’Energia USA, volto a premiare i team che progettano e costruiscono case ad energia solare  sostenibili, attraenti ed efficienti dal punto di vista energetico.

In questo periodo i ricercatori sono impegnati nello studio ancora più approfondito del terreno di coltura e dei sistemi di irrigazione, non solo per ridurre la manutenzione necessaria a Biowall ma anche per abbattere ulteriormente i consumi di energia. Al momento si ritiene che, una volta integrato nel sistema di ventilazione degli edifici, questo muro di piante sarà in grado di ridurre del 25% la presenza dei Voc, agendo con velocità tripla rispetto ai metodi tradizionali.

La lotta all’inquinamento degli interni è dunque in corso e promette ulteriori sviluppi.

Aug 19 / greenweez

Le start up che ci miglioreranno la vita

Smart-I, vincitrice del bando Enel Lab, ha creato lampioni taglia-costi e che prevengono incidenti563834149_58353b469e_o

Le smart city non sono un’idea astratta, ma un investimento concreto. Un esempio arriva da Bracciano e da L’Aquila dove  Smart Eye,  il dispositivo ideato dall’aziendaromana Smart-I – tra i vincitori del bando Enel Lab – è stato installato in via sperimentale lo scorso anno.

Una rete di sensori ottici fissati sui lampioni, per regolarne la luminosità e l’intensità in funzione delle reali esigenze di traffico, consente un risparmio energetico già nel breve termine e, a regime, una riduzione dei consumi della bolletta comunale addirittura del 49%. Il lampione resta infatti spento se non passa nessun veicolo o pedone e acceso, anche di giorno, ma solo se c’è poca luce o piove. E come effetto derivato, ma non secondario, il sistema consente un innalzamento dei livelli di sicurezza. Smart-Eye è infatti dotato di videocamera e Gps per interpretare le condizioni meteo della zona e adattare l’intensità della luce all’effettivo livello di luminosità della giornata.

Inoltre è capace di individuare nel suo campo visivo oggetti, come pedoni e auto, e avvertire in caso di situazioni di pericolo, che si tratti di un incidente o di un momento di traffico congestionato. In prossimità di scuole o istituti è in grado di mettere in sicurezza gli studenti soprattutto nei momenti di ingresso e uscita dai cancelli. In ambienti lavorativi è in grado addirittura di studiare e analizzare le cause di incidenti di lavoro e prevedere le situazioni di pericolo inviando alert sonori.

«L’idea è nata una sera in cui passando in una strada deserta mi è balzato agli occhi il fatto che fosse completamente illuminata ma deserta», spiega Mauro Di Giamberardino, co-fondatore e ceo di Smart-I. «Così ho avuto l’idea di razionalizzare Ho cominciato a guardarmi intorno e a notare che le tecnologie sviluppate  in contesti militari potevano essere riprodotte. Ho parlato con un rappresentante dell’Enea il quale mi ha confermato  che i costi dell’illuminazione pubblica restano la terza voce nel  bilancio dei Comuni. A quel punto, con un socio abbiamo dato il via alla nostra avventura imprenditoriale». Che sta funzionando.  «Il sistema si è rivelato robusto e preciso», prosegue di Giamberardino. «Ora stiamo installando sistemi a Malaga, Brindisi, Potenza e a Buzios in Brasile e siamo in grado di fornire ai Comuni la nostra tecnologia a “noleggio”». Le amministrazioni in cambio di una fee mensile utilizzano apparati, know how e servizio di gestione. L’anno di sperimentazione, con verifiche e analisi dei risultati ottenuti in corso d’opera, sta già permettendo ulteriori funzionalità come il controllo delle centraline semaforiche per ottenere la Green Wave o il controllo accessi parcheggi

Il sistema “smart lighting”di illuminazione pubblica intelligente consente sia la riduzione dei consumi che la video sorveglianza e monitoraggio del traffico !